Per comprendere il concetto di individuazione e degli archetipi connessi ad esso, è necessario una breve spiegazione dell’inconscio collettivo.
L’inconscio collettivo è un concetto espresso dallo psichiatra, psicoanalista, Carl Gustav Jung, che a seguito di un’esperienza avuta con un paziente in un ospedale psichiatrico, si rese conto, che oltre all’inconscio personale, (abbondantemente esplorato da Sigmund Freud, suo mentore) esiste quello che lui definì inconscio collettivo, ossia un contenitore di tutta l’esperienza umana che si esprime con i simboli che ritroviamo nei miti di tutti le culture: gli archetipi.
Gli archetipi sono delle forze innate, secondo Jung, sono quelle forze, presenti in tutte le culture di ogni tempo sottoforma di simboli che si manifestano con aspetti ambivalenti causando le tendenze umane collettive.
In sostanza sono gli archetipi che guidano i nostri comportamenti, le spinte pulsionali e le più alte aspirazioni. Con la loro spinta inconscia, molto spesso dolorosa, permettono quello che Jung definisce individuazione, ossia quel processo che porta l’uomo a conoscere se stesso, la sua funzione e scopo nel mondo.
Tutti gli archetipi sono importanti, ma alcuni, scandiscono delle tappe ben precise del suddetto processo:
PERSONA:
Tutti noi iniziamo questo processo con l’archetipo della “Persona”. Questo archetipo è la maschera che indossiamo per compiacere le richieste del mondo, della società, che inizia con la nostra famiglia, che ci educa in un certo modo, ci dice cosa è giusto o sbagliato, ci forma a sua immagine (che a sua volta è una maschera); e ci porta a rinnegare tutti quegli aspetti non conformi a quella struttura, generando così l’Ombra, che è è il primo vero passo verso l’individuazione. E’ importante sottolineare la differenza tra persona e individuo, spesso usati come sinonimi. In questo contesto, differiscono di molto. In breve, la Persona è ciò che crediamo e ci hanno fatto credere di essere, l’individuo è invece ciò che siamo e che siamo nati per manifestare.
OMBRA:
La prima tappa è quindi caratterizzata dall’archetipo dell’Ombra, ossia da quegli aspetti che l’individuo non conosce di sè. L’Ombra rappresenta tutto ciò che è stato rimosso per l’educazione e le influenze dell’ambiente a cui gli individui sono sottoposti. Questi elementi sono rappresentati nei sogni e nei simboli generalmente con figure demoniache, discariche, viaggi nell’oscurità, mostri e inseguimenti.
L’incontro con l’Ombra è un incontro spaventoso e doloroso, è tutto ciò che non si vuole essere e che si critica o si detesta negli altri. Ignorandola non si fa altro che rafforzarla, consegnando la nostra vita nelle sue mani senza esserne consapevoli. Anche soccombere a essa, però, è controproducente, in quanto si cade nella sola soddisfazione di impulsi ciechi, senza una direzione diversa dalla sopravvivenza, dalla territorialità e dalla riproduzione.
Le fiabe raccontano dell’Ombra attraverso la faticosa lotta con il Drago, che vincendolo svela un tesoro o la conquista di una fanciulla. Proprio riconoscendo l’Ombra, quindi, tutti quegli aspetti che temevamo, detestavamo e volevamo distruggere e allontanare negli altri e in noi, si trasformano in risorse che prima non immaginavamo nemmeno di avere.
Quest’energia, che prima ci bloccava e ci spingeva solo a soddisfare impulsi in modo incontrollato, ora ha una direzione maggiormente cosciente che possiamo utilizzare per proseguire nel viaggio. Abbiamo una consapevolezza rinnovata.
L’Ombra ci da spessore, profondità, provate ad immaginare un dipinto senza ombre, questo risulterà piatto. Una vita senza il riconoscimento dell’Ombra è una vita piatta, priva di quella forza vitale che ci caratterizza, che ci rende unici.
ANIMA/ANIMUS:
Dall’accettazione dell’Ombra si entra nella seconda tappa, caratterizzata dall’incontro con l’archetipo dell’Anima per l’uomo e l’Animus per la donna. L’Anima rappresenta tutti quegli aspetti prettamente psichici e mentali, ossia il primo contatto iniziatico dell’individuo con la propria psicologia. Viene rappresentata come una donna, una figura femminile. Questo archetipo è quello più comunicativo di tutti gli altri perché sommerge l’individuo di immagini provenienti dall’inconscio, crea illusioni e complicazioni, nonché anche crisi.
L’incontro con L’Anima richiede molto più coraggio rispetto all’incontro con l’Ombra, in quanto ogni cosa che tocca l’Anima diventa vera in assoluto, diventa divinità da venerare e questo è molto pericoloso. Basti pensare alla Vergine Maria nel medioevo, una donna idealizzata nel suo aspetto casto e puro, tanto che le donne emancipate e sensuali venivano considerate streghe e messe al rogo. Questo è solo un esempio, ma rapportandolo alla vita quotidiana, la proiezione può avvenire anche con un ideale o addirittura con un oggetto, si pensi a tutte quelle persone che danno nomi femminili alla macchina, moto ecc.. la possiamo inoltre vedere in tutte quelle situazioni in cui ci si innamora follemente e non esiste altro, come se il partner diventasse l’unico sole nel nostro universo.
Poi quando mostra la sua individualità, smette di essere la Dea, cioè smette di esternare quegli aspetti adorabili, si trasforma in una strega da temere e da distruggere.
Per questi motivi l’Anima è un incontro pericoloso, perchè risveglia il mondo dei miti, di queste forze autonome che spingono senza pietà la nostra coscienza in sonno.
Ma l’Anima è anche quella porta che permette il manifestarsi dell’Arte, dell’irrazionale, dei sentimenti, è una vera e propria soglia che rende il mondo non più solamente bello o brutto, ma carico di Magia e Meraviglia.
Una vita senza l’Anima è una vita sterile.
L’Anima si presenta come una figura femminile antica del mondo dei miti, spesso in vesti greche o egizie e il suo volto è rivolto al passato e non a caso nell’astrologia, l’anima è associata alla luna, a tutto ciò che è naturalmente antico, non dimenticato e nostalgico.
Per l’Animus il discorso è un po differente, perchè incarna nella donna quell’aspetto guerriero e combattivo tipico del sesso maschile. I pericoli che ne dervivano sono il soffocare quegli aspetti femminili che sono necessari nell’individuazione di una donna.
Ma se questo incontro genera una potenziale pericolosa e assoluta visione della realtà, cosa può districare dall’appiccicosa rete dell’Anima/Animus?
Quell’archetipo di saggezza e guida che nell’uomo si manifesta come il Vecchio Saggio e nella donna come La Grande Madre.
VECCHIO SAGGIO/GRANDE MADRE:
La terza tappa è caratterizzata dall’incontro con il Vecchio Saggio. È quell’archetipo in cui sono rinchiuse tutte le potenzialità dell’individuo, ossia la sua previsione, la sua capacità di ragionamento e la sua esperienza. Il Vecchio Saggio rappresenta tutto ciò che l’individuo sta per diventare dopo aver attraversato le fasi precedenti, un uomo, un saggio che sa, che ha conosciuto il passato, il presente e il futuro. Il Vecchio Saggio è capace di districarsi dalla tela appiccicosa dell’Anima e dalle battaglie furenti dell’Animus e come tale viene rappresentato come un consigliere, un filosofo, un esperto in materia. La sua non comprensione può tenere saldo l’individuo nella sua situazione bloccandone l’evoluzione che rappresenta.
Il suo speculare per la donna è La Grande Madre, con il potere di generare la vita ma anche distruggerla, sono tutti quegli aspetti di nutrimento e protezione, ma anche castranti e divoranti di cui in seguito parleremo meglio.
L’archetipo del Vecchio Saggio permette attraverso la sua guida, di non venire trascinati e bloccati dal fascino dell’Anima/Animus. E’ la Ragione, ma non nel senso del raziocinare a vuoto, quello che viene chiamato dialogo interno, è la Ragione intesa come la capacità dello spirito, quella capacità, di valutare e discernere con intelletto chiaro, riconoscendo la relatività delle cose e il potenziale contenuto in esse.
La figura del Vecchio Saggio la ritroviamo in tutte quelle opere, anche cinematografiche, in cui di solito nelle vesti di un anziano mago, (Gandalf nel Signore degli anelli ad esempio) aiuta l’eroe e mantiene sempre il contatto con la realtà del momento, ma è anche capace di vedere le possibilità e opportunità del futuro grazie alle sue qualità e all’esperienza, dovuta proprio alla sua veneranda età.
Ma come tutti gli archetipi, che sono ambivalenti, anche il vecchio Saggio ha un lato che oserei dire congelante, che si può identificare con la presunzione, col pensare di sapere tutto su tutto e non lasciare spazio all’incomprensibile, che è sempre nuovo punto di partenza per una conoscenza ulteriore e maggiormente completa.
Viene da sè associare questo archetipo nella vita quotidiana con i nonni, figure di indubbia saggezza grazie alla loro esperienza ma anche di ostinata saccenza, a volte, che li rende chiusi, ad esempio, alle novità.
Per quanto riguarda il suo speculare per la donna, come abbiamo detto, si tratta dell’archetipo della Grande Madre. La grande Madre guida attraverso la sua naturale propensione al nutrimento e alla protezione, è colei che a tutti gli effetti genera la vita, la nutre e la protegge rendendola indipendente, o almeno così dovrebbe essere. Ed è qui che mostra il suo volto oscuro, l’aspetto castrante e divorante, è l’inconscio che vuole assorbire la coscienza che invece cerca di distinguersi, è la madre che non vuole che il figlio l’abbandoni, che sembra sussurrare:
“Ho fatto così tanto per te, ti ho generato, ti ho nutrito e protetto, devi essermi grato per l’eternità. Io sono necessaria per la tua crescita e sai che non crescerai mai abbastanza per cavartela senza di me. Tutte le donne che incontrerai saranno solo il mio pallido riflesso, perchè io e soltanto io sono il tuo punto di riferimento, in quanto sei venuto da me e me soltanto, io ti ho creato, sei mio.”
Nei confronti di una donna ovviamente è diverso il suo potere divorante, alla donna consiglia di imitarla e allo stesso tempo le ricorda che non è alla sua altezza. Questo ovviamente fa si che la donna cerchi disperatamente, inconsciamente, di essere come sua madre, rinunciando alla sua individualità, perchè crede di non poterne avere una, senza quell’immagine.
E’ bene comprendere che nonostante quanto ho espresso sopra (forse rappresentato in modo “violento” per l’uomo) l’archetipo non è ne buono ne cattivo, è una forza che risiede in noi e si manifesta attraverso noi in modo ambivalente, in quanto viviamo le cose in modo duale.
Voglio consigliare a riguardo un bellissimo film, che secondo me tratta questo aspetto castrante e divorante dell’archetipo della Grande Madre per l’uomo, in maniera sublime e poetica attraverso la musica e l’arte visionaria dei Pink Floyd.
Film: “Pink Floyd The Wall”, di Alan Parker, 1982

Dopo questa doverosa parentesi, concludo dicendo che la donna attraverso l’integrazione cosciente di questo archetipo, riconosce il proprio potere innato di dare la vita, ne prende atto e ne acquisisce consapevolezza. Ora è in grado di essere una madre che nutre, protegge e permette all’individuo, una volta formato, di vivere le proprie esperienze e di scoprire quindi la sua propria unicità.
Dopo questa tappa, secondo Jung, è possibile l’ultimo grande passo, che completa il processo di individuazione: l’incontro con il Sè.
IL SE’:
La quarta tappa è caratterizzata dall’incontro con l’archetipo del Sé. Tale archetipo è la summa del percorso di individuazione, il fine dell’individuo che si dispiega avanti a lui, come un fiore che sboccia. Viene rappresentato come luce, come mandala, come quaterna, come centro e come Dio. Tale archetipo rappresenta l’individuo stesso, tutto ciò che durante la strada ha visto e ha accumulato. Se l’individuo ha incontrato il Sé significa che l’Io è allineato con esso. Non andarci incontro significa semplicemente che il percorso non è ancora terminato.
Il Sè è quindi quel centro a cui attorno, metaforicamente parlando, gravitano i fattori psichici. L’inconscio in questo stadio comunica perfettamente con la parte cosciente e ormai la persona è divenuta individuo a tutti gli effetti, consapevole del proprio potenziale, dei propri limiti umani e del suo scopo nel mondo.
E’ importante da sapere che Jung si è sempre interessato all’uomo sotto l’aspetto di patrimonio culturale e che lui stesso definiva la metafisica come un qualcosa che era troppo distante dal senso del suo lavoro. Quindi, quello che Jung intende come il Sè, non è da confondere con quella conoscenza metafisica riguardo l’Assoluto, l’Inconoscibile ecc.. che proprio a causa di questo è stato criticato da molti esoteristi suoi contemporanei. A mio modesto parere, il lavoro che ha fatto Jung è di inestimabile valore e vale la pena approfondire l’argomento. Di sicuro molto più complesso di come l’ho esposto qui io, che ho voluto darne una visione dovuta alla mia personale esperienza, pur rispettando credo, i concetti di base.
Ci tengo poi a ricordare, che gli archetipi e le tappe del processo di individuazione sono schematizzazioni di qualcosa che si muove in modo molto più plastico. Tutti gli archetipi, specie in precisi momenti della nostra vita, noi li viviamo, anzi li subiamo. Quelle tappe, quindi, sono da vedersi come relativi momenti in cui prendiamo coscienza e cominciamo a metterci in discussione.
In ultimo, consiglio la lettura di quello che è l’opera più intima di Jung:
“Libro Rosso”, anche conosciuto come “Liber Novus”

In conclusione, questo articolo è stata l’occasione di rendere omaggio a quello che per me è stato un grande esempio, Uomo, Artista, Psicologo e Sciamano, che ha dato un enorme contributo alla comprensione psicologica dell’uomo nella sua totalità culturale.
Non mi resta che augurare a tutti i lettori che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui:
Buon Viaggio.
Gi
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