Brevi storie cinesi
A chi non è mai capitato di trovarsi in disaccordo con il proprio collega per i risultati ottenuti sul lavoro o a dover difendere qualcosa di proprio, o peggio ancora ad aver a che fare con pettegolezzi sul proprio conto? Non è sempre facile risolvere problematiche soprattutto nella maniera più impeccabile. Vorrebbe dire mettere da parte la ragione(se la si ha e ricordatevi che si da solo agli asini) e cercare la soluzione che risolva veramente il problema in toto e non solo a nostro favore.
Ecco perché la considero una virtù, perché si tratta di affrontare una situazione in maniera oggettiva, senza attaccamento e senza volerne trarre un vantaggio personale ma COLLETTIVO.
Lo so, non è facile da comprendere. Permettetemi di farvene un esempio raccontandovi la breve storia del governatore Song Jiu e dei campi di melone…
Song Jiu governava lo Stato di Liang, nell’antica Cina, durante il Periodo degli Stati combattenti (dal 722 al 481 a.C.). Lo Stato di Liang confinava con quello di Chu e lungo i confini i contadini coltivavano meloni, con risultati piuttosto diversi: la gente di Liang era efficiente e irrigava spesso i campi, tanto che i meloni crescevano grandi e numerosi; ma lo stesso non poteva dirsi per i vicini di Chu, che erano piuttosto pigri e raramente annaffiavano le loro piante, con il risultato che i loro meloni erano piccoli e raggrinziti.
Gelosi del successo dei vicini, una notte gli abitanti di Chu superarono il confine e calpestarono le piante, distruggendone una buona quantità. Il giorno successivo, quando i contadini di Liang scoprirono il danno subito, corsero arrabbiati dal governatore Song, chiedendo vendetta.
Valutata con calma la situazione, Song scosse il capo e disse: «Non dovremmo comportarci così, farsi dei nemici è la strada verso il disastro e reagire a un torto con la vendetta è sinonimo di una mentalità ristretta». La soluzione di Song era diversa: ogni notte un gruppo di contadini di Liang sarebbe andato in segreto nelle terre di Chu per annaffiare i loro meloni. E questo doveva rimanere un segreto: i vicini non dovevano assolutamente venirlo a sapere.
Con l’aiuto della gente di Liang i meloni di Chu cominciarono a crescere sempre meglio, giorno dopo giorno e, quando i contadini di Chu si accorsero di questo strano fenomeno, cominciarono a indagare e scoprirono che i loro vicini li avevano aiutati; allora, toccati nel cuore, lo riferirono al proprio re, che decise di scusarsi con il popolo di Liang portando loro generosi doni e promettendo una leale e duratura amicizia tra i due Stati, che da allora costruirono una solida alleanza.
Per secoli i cinesi hanno ricordato la saggezza e l’apertura mentale di Song Jiu, e per generazioni hanno tramandato la storia di come si può rispondere a un danno subito con un atto di gentilezza.
Ecco quindi l’importanza della freddezza mentale anche se ci viene fatto un torto, trattando il nostro prossimo come se fossimo noi stessi e ricordandoci sempre quale sia il nostro vero obbiettivo. Se veramente vogliamo che il risultato sia la pace non è possibile trovare quest’ultima attraverso la rabbia o la vendetta.
Si capisce quindi che la cosa più difficile quando c’è un problema sia quella di mettere il nostro EGO da parte e diventare un osservatore esterno. Lo è soprattutto se ad essere intaccata è la nostra importanza personale/sociale come successe al primo ministro Lin Xiangru.
Durante il Periodo degli Stati Combattenti, Lin Xiangru era un diplomatico dello Stato di Zhao, che in breve tempo riuscì a salire di grado fino a diventare primo ministro, ma il suo rapido successo scatenò le ire del generale Lian Po, che non poteva accettare il fatto che da quel momento in poi sarebbe stato costretto a prendere ordini proprio da Lin.
Lian Po era pieno di risentimento e disse pubblicamente: «Sono un generale e mi sono guadagnato la mia posizione in battaglia, conquistando molte città; Lin Xiangru è salito di grado solo parlando, dovrei metterlo in imbarazzo la prima volta che lo incontro».
Sentite le minacce di Lian, Lin non ne fu scosso e decise anzi che era importante evitare il confronto, stando anche alla larga dalle persone che circondavano il Generale. Questa reazione però lasciò perplessi i suoi sottoposti, che credettero erroneamente che avesse paura del Generale e, indignati, chiesero di essere esonerati dal suo servizio. Gli dissero schiettamente: «Pur avendo una posizione più alta del generale Lian Po, ha paura di lui e cerca di evitarlo; anche una persona comune si vergognerebbe di un comportamento del genere».
Lin li invitò fermamente a rimanere e spiegò loro le ragioni della sua reazione alle minacce di Lian. Chiese innanzitutto: «Chi dite che è più potente, il Generale Lian Po o il re di Qin?» I sottoposti concordarono che era certamente il re di Qin, perché a quel tempo lo Stato di Qin era molto potente e allora Lin disse: «Ho avuto il coraggio di discutere con il re di Qin e di rimproverarlo, perché allora dovrei avere paura del Generale Lian?». E poi spiegò: «Il generale Lian e io siamo la ragione per cui lo Stato di Qin non osa invaderci, due tigri non possono coesistere sulla stessa montagna. Tollero il suo comportamento perché considero il bene del nostro Stato più importante del mio orgoglio personale».
Dopo aver saputo delle parole di Lin, Lian Po si vergognò e si affrettò a presentare le sue scuse, che Lin accolse dicendo: «Sono onorato dalla tua generosità, non mi aspettavo che fossi così tollerante con me!» In questo modo il risentimento tra i due scomparve e divennero buoni amici.
Fin dai tempi antichi essere capaci di correggere i propri errori è considerata una virtù: tutti lodarono il generale Lian Po, perché aveva avuto la forza di carattere di pentirsi sinceramente e di cambiare il suo atteggiamento, allo stesso modo Lin Xiangru fu ammirato per la sua tolleranza e per aver messo gli interessi della nazione prima dei propri sentimenti personali.
La rabbia ci assale ancor di più quando a essere messa in discussione è una nostra proprietà. Ciò per cui abbiamo faticato e combattuto a lungo e che per diritto è nostro. Ma tranquilli ancora una volta la soluzione è più semplice di quanto non sembri. Imparare a comprendere la natura impermanente delle cose non è facile ma di sicuro aiuta a vivere serenamente la nostra vita, semplicemente basta accettare che nulla è per sempre, neanche voi e quindi che cosa vi farebbe vivere più serenamente l’adesso? Combattere o risolvere?
Esiste una bella storia legata a un famoso viottolo lungo cento metri e largo due, che si trova nella contea di Tongcheng, provincia dell’Aihui, chiamato ‘vicolo dei due metri’.
Zhang Ying, un noto ufficiale della dinastia Qing, era nato nella contea di Tongcheng; dietro casa sua c’era un pezzo di terreno libero e un giorno il suo vicino, senza avvertire nessuno, ci costruì un muro per reclamarne la proprietà. La prima reazione dei familiari di Zhang fu di discutere con lui per farlo tornare sui suoi passi, ma senza risultati. A quel tempo Zhang era primo ministro dello Stato e viveva nella capitale, così i suoi familiari gli scrissero una lettera indignata, per chiedergli di intervenire ma, quando Zhang lesse la lettera, rispose con una breve poesia:
“Per migliaia di miglia ha viaggiato la lettera, solo per un muro
Perché non lasciargli avere un metro in più?
La Grande Muraglia è ancora là, salda e robusta
Ma che fine ha fatto l’imperatore Qin?”
La Grande Muraglia fu costruita per ordine del primo imperatore della dinastia Qin, quasi duemila anni prima della dinastia Qing: citando questo evento, Zhang cercava di spiegare alla sua famiglia che la vita è troppo preziosa e corta per combattere per questioni così insignificanti.
Quando lessero la poesia i suoi familiari si vergognarono e seguirono immediatamente le sue istruzioni, cedendo al vicino un metro di terreno. Commosso dal comportamento di Zhang e dalla sua umiltà, il vicino decise di fare lo stesso e cedere un metro di terreno della sua proprietà, creando così un viottolo largo due metri: questa storia di tolleranza è stata raccontata in Cina per generazioni
Forse non sarà un percorso privo di difficoltà ma i risultati ripagano abbondantemente la fatica. La serenità di vivere ogni posto e momento a prescindere da come si presenta e da ciò che ne consegue.
La serenità, credo ne valga la pena tentare.
Per Laozi una persona di grande virtù è capace di comportarsi in armonia con il Tao, o la Via. Essa è come «I grandi fiumi e gli oceani, ampi e profondi e, proprio perché mantengono il livello più basso, possono raccogliere tutta l’acqua di torrenti e ruscelli». Così, quando si presenterà il prossimo conflitto si può immaginare quel oceano, con una illimitata capacità di accogliere tutta l’acqua da torrenti e ruscelli, si può essere quel oceano.
Fonte: www.epochtimes.it
Testo leggermente modificato da Iuliana Tudose.
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