Il Libro Fatato
Un giorno, non molto tempo dopo, Cicci si accorse che suo nonno era in pensiero per qualcosa; allora lesta lo avvicinò e gli chiese se potesse accompagnarlo alla Cava, dove il nonno anni prima aveva scoperto un giacimento di un granito blu, sedimento di un antico mare.
Tale roccia così bella e consistente era stata scelta per costruire molto tempo prima un’Abbazia sul cocuzzolo di una montagna che dominava la valle circostante con la sua possenza a beneficio dell’eternità. Il nonno le aveva spiegato che era stato il Drago a trasportare i mastodontici blocchi di granito e ad assembrarli in men che non si dica.
Cicci provò ad interrogare il nonno sui motivi per cui era così triste, ma non ricevendo risposta se non un sorriso spento, decise che si sarebbe rivolta al Drago per capire come avesse costruito l’Abbazia, ma soprattutto cosa fare per rasserenare il nonno.
Quando giunse dal Drago Elvise, Gioia (questo il vero nome della bambina) gli pose le domande che aveva nel cuore, ma non fece in tempo ad esprimerle a parole, che il Drago l’anticipò ricordandole che sapeva leggere nei cuori delle cose animate e non e Cicci, sua protetta, possedeva lo stesso dono come unione dei loro stessi cuori.
Fu in quel momento che Cicci comprese il significato del sorriso triste del nonno ed ebbe una folgorazione: egli stava lottando per proteggere il suo reame da malefici che volevano catturare il Drago per usarlo, per scopi illeciti vessatori e persecutori nei confronti della popolazione indifesa.
Gli chiese allora come fare per aiutare il Regno e fu allora che seppe con certezza d’avere il dono della veggenza e corse dal nonno a raccontargli ciò che vedeva nel futuro, ovvero un pericolo imminente per il Reame..
Mentre era col nonno, le venne spontaneo chiamarlo “Mio adorato Drago…” e leggendo negli stessi occhi dalle iridi scure, profonde e trasparenti riconobbe il Drago e seppe la Verità. Il Drago era nel nonno stesso, ma lei sola riusciva a comunicare con lui, nemmeno il nonno in stato di Uomo.
Il nonno volle insegnarle una parola magica che serviva a mettere in pratica i propri doni, purché essi fossero a servizio delle persone del Vero Bene, la Verità Massima, il bene che non è contrapposto al male, ma ne riassume una parte: dove c’è yin c’è yang e viceversa. L’importante è saperlo per imparare a vivere e viversi in armonia.
“La parola magica – disse il nonno – è : ciciicicii ripetuto tre volte.” La bambina declamò tre volte la formula ed iniziò a volare sul dorso del Drago fino alla casa sulla collina dove viveva il barone, fratello della madre della sua sorellastra; lo zio Alfonso.
Cicci e sua sorella erano figlie dello stesso padre, ma di madri diverse. La vera madre di Cicci era morta dando alla Luce la sua sorellina che era morta poco dopo la nascita e la madre non seppe resistere al dolore, lasciando lei che era ancora in fasce. Gioia rimase così sola col padre e col nonno, finchè un giorno suo padre portò una signora e sua figlia in casa presentandole come “Mia adorata Cicci, ti presento tua madre e tua sorella”.
Intanto lo zio Alfonso, ignaro della presenza di Cicci e del Drago, stava intrattenendo una riunione con delle persone e stavano parlando di uccidere la bestia, prima che fosse troppo tardi. Cicci si chiese di quale bestia stessero parlando e soprattutto troppo tardi per cosa?
Intanto era calata la sera e Cicci, con Elvise tornò a casa per meritarsi un’ottima notte di sogni. Fu mentre era a letto che si alzò di scatto per la folgorazione: volevano uccidere il Drago, dunque anche il nonno era in pericolo.
L’indomani mattina corse dal nonno a rivelargli tutto quello che sapeva aver intuito. Il nonno chiamò le guardie e tesero un’imboscata allo zio Alfonso per vedere se al richiamo del Re, egli sarebbe accorto come suddito o come assassino. Alfonso venne arrestato, sua sorella ammonita e venne raccomandato alla sorellastra di Cicci, Eugenia, di non andare mai nella radura del Drago.
Già una volta aveva combattuto contro il Drago, non sapendo chi fosse in realtà, ma il nonno sapeva che in cuor suo la ragazza bramava vendetta. La ragazza, intanto pensava che nessuno l’avesse riconosciuta nelle sembianze di Unicorno.
Qualche tempo dopo il nonno organizzò una festa per il tredicesimo compleanno di Gioia e le regalò il libro fatato. Era un libro le cui pagine esalavano un profumo d’incenso e lavanda fortissimo; ogni pagina era ricca di istruzioni da imparare a memoria, con immagini che si modificavano a seconda dell’umore di chi stava leggendo. Cicci era allegra? Le pagine raccontavano di feste. Cicci era triste? Il libro illustrava rimedi contro la tristezza, nonché tre consigli per la giornata, “come se il libro sapesse” la motivazione della tristezza.
Eugenia era astiosa… voleva per sé QUEL libro!
E si allontanò per cercare alcuni suoi amici…
Una mattina, qualche tempo dopo, Cicci si svegliò dopo una lunga notte in cui aveva avuto l’impressione vivida d’essere entrata nel Sogno e di aver vissuto una serie di avventure strane, al limite dell’immaginaro. Per esempio si era ritrovata ad assistere impotente ad un delitto di mafia, dove le vittime erano state raggiunte in moto e freddate a colpi di fucile.
Cicci non aveva provato nessuna emozione positiva, anzi dentro sé aveva sentito il profondo dolore delle pallottole che penetravano nel suo corpo e la vita che si allontanava da uno dei due malcapitati, mentre aveva incontrato gli occhi del secondo che la guardavano supplichevoli, chiedendole aiuto e di allontanarsi al più presto da quel luogo per non essser colpita a sua volta; tutto questo un istante prima che anche il secondo crollasse a terra …svenuto? Morto?
Cicci urlò con quanto fiato aveva in gola per richiamare l’attenzione dei passanti che sembravano ignari di quanto era poc’anzi avvenuto.
Le si avvicinò un uomo col distintivo da poliziotto, egli fece segno col dito di tacere, “Altrimenti -disse- il dito si sarebbe spostato sulla gola”, accompagnando il gesto alle parole. Cicci era spaventata, ma non più di tanto perché si disse Stava sognando e si svegliò con un senso di agonia e tristezza infinita per quelle persone e di rabbia per il senso d’impotenza provata.
Cicci consultò dapprima il libro fatato che le suggerì di comportarsi da Drago, poi di fronte alla frase sibillina decise di recarsi direttamente dal Drago per comprenderne il senso.
Il Drago l’accolse, al solito, sorridendole sornione e parlandole col Cuore al suo Cuore le chiese cosa avrebbe voluto fare se avesse potuto agire. Cicci rispose prontamente che avrebbe voluto mettere se stessa al Servizio delle Forze dell’Ordine perché il suo senso di giustizia glielo chiedeva. Lei credeva molto nell’equilibrio cosmico e nella grandezza dell’Armonia e per questo giurò a se stessa ed al Drago che avrebbe dedicato la sua vita alla Maat, la dea Egizia della Giustizia e dell’Armonia, mettendo se stessa, i suoi ideali ed i suoi poteri a servizio della stessa.
Il Drago le disse che aveva imparato a riconoscere il Bene ed il Male, ad aver scelto senza cadere nella dualità; e seppe di aver imparato a comportarsi da Drago.
(Fine della seconda parte)
Cinzia Vasone
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