Scopriamo le componenti fisiche e caratteriali degli esseri umani.
Articolo di Tina Camardelli.
Nell’antico oriente, il medico era pagato dal paziente fino a che questo era in salute: quando si ammalava non percepiva ricompensa, proprio perché il suo compito era quello di mantenere in perfetta forma il proprio assistito e la malattia era segno di fallimento. In occidente una cosa del genere sarebbe impensabile. Probabilmente perché medicina, salute e tutto quello che le circonda ormai sono un vero e proprio business, che fattura cifre da capogiro.
La medicina occidentale e quella orientale hanno origini antichissime, entrambe millenarie, ma nonostante ciò, vengono definite rispettivamente una “tradizionale” e l’altra “sperimentale”. E’ un paradosso.
Le linee di pensiero filosofiche e gli approcci terapeutici tra le due medicine sono distanti e distinti tra loro: la medicina occidentale progredisce con la sperimentazione, mentre quella orientale si basa su antichi principi di osservazione dell’uomo e della natura. L’occidente cura i sintomi, l’oriente ricerca le cause. Facciamo un esempio: se ho male allo stomaco, in occidente il medico cercherà il problema nell’apparato gastrointestinale eliminando il sintomo. In oriente, invece, analizzerà le cause di questo squilibrio, ricercandole – come spesso accade – anche lontano dallo stomaco. Questo perché un corpo sano, in equilibrio fisico, energetico e mentale respinge gli attacchi; quando invece ci sono squilibri, si creano le malattie. Quindi secondo la filosofia medica orientale l’individuo va curato nella sua totalità.
Quale scegliere? E’ molto difficile rispondere a questa domanda. L’ideale sarebbe integrare filosofia e antico sapere con la sperimentazione e l’innovazione, con lo scopo di non far ammalare, piuttosto che curare. L’auspicio è che il dialogo tra le due tipologie di medicina possa continuare avendo a cuore il benessere del paziente e non il prestigio dell’una o dell’altra.
Purtroppo, abbiamo la tendenza a pensare che esista una sola e unica medicina giusta – la nostra – e che tutte le altre forme di medicina, trattamento o terapia siano espressione di credenze antiche e irrazionali. Giudichiamo positivamente tutto quello che rientra nel quadro mentale che ci siamo costruiti e respingiamo come negativo ciò che risponde a concetti differenti dal nostro. Questo atteggiamento non favorisce la sperimentazione e la crescita.
L’Ayurveda è un antico sistema di medicina. Nato intorno al 1700 a.C. nell’India Vedica, è tuttora non solo praticato nel suo Paese di origine, ma in molte altre nazioni. Il termine Ayurveda significa in sanscrito “scienza della vita”. L’obiettivo è prendersi cura della vita umana in tutti i suoi differenti aspetti: psicologico, fisico, comportamentale e ambientale. La Sushruta Samhita, uno dei testi più antichi dell’Ayurveda, offre la seguente definizione di salute: “La salute è quella condizione nella quale i principi fisiologici del corpo sono in equilibrio, la digestione è efficiente, i tessuti sono in condizione normale, le funzioni escretorie sono regolari e mente, sensi e spirito sono pienamente appagati”. In questa perfetta e completa definizione viene sottolineata l’importanza del benessere psicologico ed emozionale come chiave del mantenimento della salute.
– Vata rappresenta il principio della propulsione, del movimento e dell’attivazione. Esso presiede alle funzioni nervose, circolatorie, respiratorie, escretorie e di locomozione. E’ dominato dagli elementi aria (vaju) e etere (akasha), infatti il suo significato letterale è “vento”. Viene definito “dosha sovrano” perché serve agli altri due e funziona come veicolo. Dal punto di vista anatomico, la sua sede è il colon. Gli appartenenti a questa costituzione sono molto creativi e sempre in movimento, hanno un fisico snello, la pelle secca, i capelli fragili, gli occhi piccoli e scuri, il naso piccolo o molto grande e amano gli ambienti caldi.
– Pitta costituisce l’unione biologica del fuoco, rappresenta il principio della trasformazione e della termogenesi. Esso presiede alle funzioni digestive, metaboliche ed endocrine. La sua sede principale è l’intestino tenue. E’ dominato dagli elementi fuoco-acqua. I Pitta sono biondi o rossi con carnagione chiara, hanno un fisico normale, pelle calda con tendenza all’arrossamento, occhi grandi e penetranti, naso medio. Prediligono ambienti freddi.
– Kapha, la sua principale funzione è la coesione. Letteralmente significa “rigogliosa”. Esso governa i fluidi, promuove la crescita e la forza ed è responsabile della lubrificazione, delle articolazioni e dell’immunità. E’ dominato dagli elementi terra e acqua. I Kapha sono dotati di una struttura fisica robusta, possente, pelle morbida e oleosa, capelli folti e lucenti, occhi grandi e luminosi, naso armonico e bilanciato. Sono inoltre tendenti alla pigrizia, amano le comodità e il buon cibo.
Le caratteristiche di Vata, Pitta e Kapha corrispondono infatti a quelle dei sistemi nervoso, endocrino e immunitario rispettivamente. Normalmente, ci sono due dosha che si trovano più o meno allo stesso livello e un terzo che predomina. Raramente tutti e tre sono allo stesso livello, in questo caso si parla di costituzione Tri-dosha.
E’ possibile determinare l’appartenenza a una delle tre costituzioni. Per determinare la Prakriti, l’esperto ayurvedico si avvale dei seguenti metodi:
– L’interrogazione del paziente.
– L’osservazione del paziente, che include un accurato esame fisico.
– L’esame del polso.
Una volta identificata la costituzione, questa rimane stabile per tutta la vita, senza subire variazioni. Ciò che si modifica con il tempo è invece la condizione, cioè lo stato di salute, eventuali disturbi o malattie e sintomi diffusi. Non esiste una costituzione migliore o peggiore, ognuna ha i suoi pregi e i suoi difetti, con tendenze diverse a seconda della tipologia.
Il fattore principale responsabile della formazione dello prakriti è il concepimento. Quando lo sperma e l’ovocito si uniscono nell’utero della madre per dare luogo allo zigote, i dosha predominanti nello sperma, nell’ovocito e nell’utero materno determinano il tipo di costituzione del nuovo essere vivente. Altri fattori basilari per la formazione dello prakriti sono la dieta, lo stile di vita e l’attività della madre durante la gravidanza.
La medicina Ayurvedica fu definita dai saggi come “scienza eterna”, senza principio né fine, e come “medicina divina”, a motivo della sua perfezione. Risponde alle leggi della natura, che sono eterne e immutabili, e ha un valore universale. Infatti non è patrimonio esclusivo di una sola cultura, di un solo Paese o di una sola religione e non appartiene a un solo periodo storico, bensì a un insieme di civiltà e intere generazioni nella loro complessità. Proprio per questo è stata proclamata Patrimonio dell’Umanità.
Fonte : internationalwebpost.org
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